Export di rifiuti plastici: serve consenso preventivo
Sandra De Sanctis / 21 giugno 2026

Export di rifiuti plastici: serve consenso preventivo

Più difficile la delocalizzazione verso paesi che non riciclano

Bruxelles, 21 maggio 2026 - Da oggi non è più possibile esportare rifiuti plastici dall'Unione Europea senza aver prima ottenuto un'autorizzazione formale. È la data spartiacque fissata dal nuovo Regolamento sulle spedizioni di rifiuti, che introduce controlli molto più severi su un traffico commerciale che per decenni ha permesso all'Europa di delocalizzare buona parte del proprio problema con la plastica.

Il divieto è stato introdotto dall’Unione europea con il Regolamento (UE) 2024/1157 relativo alle spedizioni di rifiuti, che ha sostituito il precedente Regolamento (CE) 1013/2006. Il testo è stato ufficialmente approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio l’11 aprile 2024, è entrato formalmente in vigore il 20 maggio 2024, ma con un'applicazione scaglionata nel tempo: la maggior parte delle disposizioni generali decorre dal 21 maggio 2026, mentre le regole più stringenti sulle esportazioni verso Paesi extra-UE si applicheranno dal 21 maggio 2027.

Alla piena applicabililità per gli operatori si aggiunge l’introduzione dell'obbligo del sistema digitale di tracciamento Diwass, Digital Waste Shipment System, il nuovo sistema elettronico centralizzato dell'UE, che sostituisce le procedure cartacee con un tracciamento digitale end-to-end..

Gli obiettivi principali del Regolamento sono tre: rafforzare la tracciabilità dei rifiuti lungo l'intera filiera con il nuovo sistema di controllo attraverso la digitalizzazione delle procedure, impedire che l'Unione continui a esportare il proprio impatto ambientale verso paesi privi di adeguate capacità di gestione e favorire lo sviluppo del riciclo all'interno dei confini comunitari.

Il regolamento introduce inoltre due nuove voci doganali: EU3011 ed EU48 relative ai rifiuti plastici non pericolosi, modellate su quelle già previste dalla Convenzione di Basilea ma con alcune differenze specifiche per il contesto europeo.

Il 21 maggio 2026 diventa la data spartiacque da cui il regolamento introduce controlli molto più severi su un traffico commerciale che per decenni ha permesso all'Europa di delocalizzare buona parte del proprio problema con la plastica.

Fino a questa data, grazie alla cosiddetta Green List le partite di plastica pulita e non pericolosa destinata al riciclo potevano viaggiare verso Paesi extra-UE con procedure relativamente semplici,  che richiedeva solo la documentazione dell'Allegato VII, ma non un via libera preventivo da parte di tutte le autorità coinvolte.

Con l'entrata in vigore delle nuove regole, anche questi flussi, relativamente puliti, entrano nella categoria delle esportazioni controllate. Chi vuole spedire rifiuti plastici fuori dai confini UE deve ora seguire la procedura di notifica preventiva e consenso prevista dalla Convenzione di Basilea: l'esportatore è tenuto a informare le autorità competenti del Paese di partenza, di quello di destinazione e di eventuali Paesi di transito, e il carico non può muoversi finché tutti i consensi richiesti non sono stati formalmente ottenuti.

L’attuale stretta è solo la prima tappa di un percorso a più fasi che vedrà successivamente il divieto totale di esportazione di rifiuti plastici verso i Paesi non OCSE.  

Al termine del periodo di divieto, i paesi extra-OCSE che vorranno tornare a importare plastica dall'UE potranno notificarlo alla Commissione Europea, dimostrando di possedere una capacità adeguata di gestione ambientale dei rifiuti.

Sandra De Sanctis

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