La moda si allontana dalla sostenibilità
I consumatori sono riluttanti a pagare per prodotti sostenibili
Roma, 19 maggio 2025 - Anche per la moda è tempo di bilanci e analisi e nello scorso ottobre sono stati resi noti due studi che rendicontano l’andamento nel 2024 del mondo dell’abbigliamento firmato e di lusso.
Il 7 ottobre scorso l’istituto di ricerca McKinsey ha pubblicato il suo rapporto The State of Fashion 2025. Il 27 ottobre, nell'ambito del 3° Venice Sustainable Fashion Forum, è stato presentato il Just Fashion Transition 2024, studio condotto da The European House-Ambrosetti.
I due voluminosi rapporti analizzano nel dettaglio i molteplici aspetti di produzione, trend economici e finanziari del sistema globale della moda, ma in questo testo abbiamo preferito soffermarci con particolare attenzione agli argomenti sostenibilità e decarbonizzazione.
Da una attenta lettura appare chiaro che l’intero settore abbia rallentato l’applicazione di politiche della sostenibilità.
La prima impressione è che l’uscita degli Usa dall’accordo di Parigi e la revoca da parte del presidente Trump di norme volte alla riduzione delle emissioni ed alla incentivazione delle fonti rinnovabili, abbia prodotto un impatto negativo nelle strategie aziendali per la sostenibilità.
Nella mole di dati elaborati dagli esperti ritroviamo parti significative dedicate ai temi ambientali. A pagina 121 dello Stato della Moda i ricercatori della McKinsey dedicano un capitolo a: ‘La collettività della sostenibilità’, dove si legge: “ La frammentazione e la complessità lungo la catena del valore della moda, unite alla riluttanza dei consumatori a pagare per prodotti sostenibili, rappresentano ostacoli intrinseci al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Tuttavia, con gli sforzi di decarbonizzazione che non raggiungono gli obiettivi e la crisi climatica in accelerazione, l'inazione non è un'opzione. Il settore della moda deve agire collettivamente per generare un impatto”.
E subito dopo vengono esposte le prime cifre: “Il 63% dei marchi è in ritardo rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione fissati per il 2030. Nonostante l'accelerazione della riforma normativa in tutto il settore, solo il 18% dei dirigenti del settore moda considera la sostenibilità uno dei tre principali rischi per la crescita nel 2025. Valore in sensibile diminuzione rispetto al 29% del 2024. Il consumo di abbigliamento aumenterà, secondo le previsioni, del 63%, raggiungendo i 102 milioni di tonnellate entro il 2030. Se il settore continuasse con l'attuale andamento, entro il 2050 consumerebbe più di un quarto del budget mondiale di carbonio”.
The European House-Ambrosetti nel rapporto Just Fashion Transition nell’introduzione, sintetizza così lo stato del Fashion internazionale: “L'industria della moda globale si trova ad affrontare l'incertezza economica, un mercato dinamico e cambiamenti nel comportamento dei consumatori. Trovare opportunità di crescita significa districarsi in un labirinto complesso”.
Più avanti si legge: “Sebbene negli ultimi 6 anni l'industria della moda europea sia già riuscita a dissociare la crescita economica dalle emissioni di CO2, sembra che, ai ritmi attuali, il settore sia destinato a raggiungere gli obiettivi Fit for 55 entro il 2038. Per raggiungere il percorso di decarbonizzazione giuridicamente vincolante dell’Ue, sono necessari investimenti aggiuntivi per 24,7 miliardi di euro entro il 2030, altrimenti si dovrebbero prevedere perdite di fatturato 8 volte superiori in tutto il settore, a causa della riduzione dei volumi di produzione necessari per evitare le emissioni che superano il limite”.
Franco Tallarita
