Cop29 si spacca: gli ambientalisti tradizionali vogliono la secessione
Franco Tallarita / 22 novembre 2024

Cop29 si spacca: gli ambientalisti tradizionali vogliono la secessione

Crescono i negazionisti, si moltiplicano i lobbisti pro oil e aumenta il malumore dei puristi

Baku, 22 novembre 2024 - COP29 si sta spaccando. I paesi ambientalisti ortodossi hanno perso la pazienza e in piccoli concistori stanno pensando al sogno della loro vita: dar vita ad una nuova COP, che ritorni agli obiettivi della Conferenza di Parigi e alle dichiarazioni condivise per l’abbandono delle fonti energetiche fossili.

Anche se la dichiarazione finale non è stata ancora approvata, e a tale riguardo la Unfccc ha rinviato la chiusura della Conferenza per il clima prolungando i lavori di un giorno, i rappresentanti dei paesi sinceramente preoccupati dal cambiamento climatico, non sopportano più le infiltrazioni subdole dei paesi produttori di gas e petrolio e vogliono ritornare alle origini, quando abbandono significava rinunciare definitivamente ai carburanti fossili e non allontanarsene gradualmente senza turbare troppo i paesi produttori.

La tattica di interferenza ha preso il via nel novembre 2023 a Dubai, dove la presidenza della Cop28 è stata affidata ad un paese tra i maggiori produttori di petrolio ed è proseguita questo mese a Baku, che ha ricevuto l’incarico di condurre a Baku i lavori della Cop29.

Ha iniziato il Sultano Ahmed Al Jaber, ministro dell’industria negli Emirati arabi uniti e presidente della Cop28, dichiarando che “senza petrolio si torna alle caverne” e negando che il petrolio contribuisca al cambiamento del clima. Gli ha fatto eco Mukhtar Babayev, ministro dell’ambiente e delle risorse naturali dell’Azerbaijan affermando che “Il gas è un dono di Dio”. In entrambi i casi si tratta quanto meno di casi di conflitto di interessi e, comunque, il risultato delle ultime Cop rischia di trascinare la Conferenza sul cambiamento climatico in una strategia di rallentamento, se non proprio di boicottaggio.

Sul bagnato del malcontento degli ambientalisti puri e dei paesi che rischiano di scomparire a causa delle calamità naturali causate dal climate change, è piovuta la notizia dell’elezione di Trump alla presidenza degli Stati uniti. Il tycoon americano non fa mistero di non credere che il clima stia cambiando e che ciò sia dovuto alle emissioni di anidride carbonica, anzi manifesta l’intenzione di aumentare la produzione di petrolio e di non porre limiti alle emissioni.

In questi giorni a Baku, i lavori sono continuati come da programma, ma le perplessità sono progressivamente aumentate sulla possibilità di arrivare ad una dichiarazione conclusiva condivisa da tutti i partecipanti. Chi continua a credere che sia necessario limitare l’uso delle fonti fossili, fino ad abbandonarlo definitivamente, è ormai disilluso e mortificato.

“Non ci resta che abbandonare questa farsa e creare un’altra Cop tutta nuova”. Così si è espresso un anonimo partecipante che affollava la hall all’ingresso dello stadio olimpico di Baku per manifestare contro l'utilizzo delle risorse fossili.

Franco Tallarita

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